Il Fanale dei Pisani, ovvero il faro di Livorno

«sta come torre ferma che non crolla
giammai la cima per soffiar di vento»
(D. Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, Canto V, v. 14-15)
Il nostro viaggio tra i luoghi della 151 Miglia continua e ci porta in un posto che fra pochi mesi brulicherà di marinai impazienti e dove sentiremo nitidamente tutta la frenesia e l’agitazione della partenza. Siamo a Livorno e, per quanto strano possa sembrare dato il noto campanilismo tra le due città, il Fanale dei Pisani, o Fanale Maggiore o più semplicemente Fanale si trova all’imbocco sud dello scalo labronico.
Questo imponente e fiero signore della notte, questa torre ferma che non crolla giammai la cima come scrisse Dante e ora monumento nazionale, è ancora funzionante. La sua sagoma inconfondibile si staglia all’ingresso del porto, esattamente dove fu costruito tanti secoli fa e proiettata la sua luce verso le navi che entrano ed escono dal porto. Oggi emette 4 lampi ogni 20 secondi e la sua portata è di circa 24 miglia marine.
E’ uno dei fari più antichi d’Italia e, sebbene sia stato ricostruito fedelmente a seguito delle devastazioni causate dalla seconda guerra mondiale, è secondo solo alla Lanterna di Genova.
Ha una lunga storia che inizia in epoca medievale quando una prima torre fu innalzata dai Pisani nel 1154 a Porto Pisano con l’intento di segnalare alle navi in arrivo le molte e pericolose secche che si trovavano nella zona.Questa torre venne presa molte volte di mira e distrutta più volte e fu solo quando la città di Pisa fu ceduta a Firenze che i Medici si resero conto che Porto Pisano si stava insabbiando e non era più utilizzabile come scalo. Decisero quindi di dare un nuovo impulso a alla città di Livorno e fecero innalzare un faro che segnalasse alle navi l’entrata di quel porto. La torre fu eretta nel 1304, appoggiata su una basamento poligonale di 13 lati, costruita in pietra naturale e costituita da due cilindri merlati, quello inferiore più largo e quello superiore più stretto, alti 47 metri in totale, e divisi in 11 piani raggiungibili con una scala a chiocciola che sale all’interno dello spessore delle mura. Dopo la distruzione tedesca fu ricostruito nel 1956 rispettando per intero la forma originale e utilizzando, per quanto possibile, tutto il materiale recuperato dalle macerie, soprattutto per il rivestimento esterno.
Anche questo, come molti altri fari, può essere considerato superato dalle moderne tecniche di navigazione, ma quando lasci il Porto di Livorno su una nave, nel buio della sera, il suo fascio di luce che lambisce il mare è una presenza rassicurante che ti indica la giusta rotta e che sicuraMente non ti farà accedere nulla di male.
Vi consigliamo il video contenuto in questo articolo di poco meno di un anno fa, dove viene intervistato l’ultimo farista livornese, Renzo Fiorentini, che guarda caso prima di quell’incarico era di stanza al faro di San Venerio.
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