“Una regata divertente nella quale la tattica è importante”, la 151 Miglia secondo Tommaso Chieffi

Tommaso Chieffi, professione velista. Senza ombra di dubbio il più “internazionale” che l’Italia possa vantare, per fugare ogni dubbio basta un’occhiata al suo curriculum: olimpionico in classe 470 a Los Angeles 1984 insieme al fratello Enrico, 27 volte campione del mondo in diverse classi, 5 partecipazioni alla Coppa America, vincitore dell’Admirals Cup 1995, velista dell’anno Rothmans nel 1997, vincitore della Volvo Ocean Race nel 2006 come tattico inshore di Abn Amro 1. Un talento universalmente riconosciuto che si è messo alla prova con praticamente qualsiasi tipo di regata, compresa la 151 Miglia (nell’ultima edizione era a bordo di SuperNikka). Con Chieffi abbiamo provato a fare il punto sul rapporto tra tattica e strategia di regata, sulle variabili da prendere in considerazione e sui momenti nei quali il ruolo del tattico diventa fondamentale.

 

Chieffi, come si integrano strategia e tattica in una regata d’altura?
Una regata d’altura è molto più strategica che tattica, si prepara innanzitutto sulla base di informazioni come quelle metereologiche. Se fosse lasciata in mano al navigatore, lui se ne andrebbe per i fatti suoi mentre la flotta va da un’altra parte. Questo è quello che ci è capitato, ad esempio, in una delle due North Stream Race che abbiamo perso: abbiamo scelto una rotta molto più a sud rispetto al resto della flotta, il vento ha aperto a nord e noi abbiamo accumulato un ritardo molto difficile da colmare. Questo è il rischio che si corre scorporando la strategia dalla tattica. La tattica vuol dire stare insieme alla flotta, valutando i rischi in rapporto alle decisioni prese dagli altri, restando dalla parte che consideri giusta ma non abbandonando mai completamente le altre barche. Qui entra in gioco la tattica.

 

In una regata come la 151 Miglia, la tattica quanto è importante?
La tattica ha un’importanza non secondaria, perché la 151 Miglia non è una classica regata offshore, considerata la lunghezza e soprattutto il fatto che si resta sempre nello stesso tratto di mare. La rotta della 151 Miglia ha molti aspetti di una regata costiera, c’è molta geografia, molta orografia. Più la regata si allunga, più il ventaglio di opzioni, almeno teoricamente, si allarga, facendo pendere la bilancia dalla parte della strategia.

 

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Quali sono, in linea di massima, le variabili da tenere in conto in fase di messa a punto della tattica di regata?
Il primo e più importante parametro è la meteorologia. Nel 2016, ad esempio, c’era un forte vento di maestrale e quando tutte le barche hanno girato la boa di Marina di Pisa si sono posizionate sul bordo lungo. Questo perché secondo le previsioni, avvicinandosi verso la Corsica il vento sarebbe girato a sinistra. Poi arrivando sotto la Corsica ci furono scelte tattiche leggermente diverse, visto che alcune barche andando verso sud si erano rese conto che il vento ruotava ma che contemporaneamente diminuiva di intensità. A bordo di MySong (con Pietro Sibello come tattico, ndr) scelsero di volgere la prua verso ovest in avvicinamento al dito, mentre con SuperNikka superammo Atalanta II (il maxi di Carlo Puri Negri, ndr) restando più a sud; in questo modo, sfruttando la rotazione del vento e il mare meno agitato, siamo riusciti a superare la barca più veloce di noi in bolina, portando a casa un terzo posto anziché il quarto, nonostante loro fossero più veloci.
Soprattutto quando giochi intorno alle isole c’è tanto da inventare, la 151 Miglia non è sicuramente una regata banale. Paradossalmente, sono più divertenti queste regate semi-costiere: nelle regate considerate offshore a tutti gli effetti, come la North Stream, fatti salvi alcuni passaggi nei quali devi effettivamente decidere qualcosa, il resto è tutto quanto di bordo, conta soprattutto la velocità.

 

In definitiva quali sono le fasi specifiche della 151 Miglia nelle quali il ruolo del tattico diventa fondamentale?
Come già accennato in precedenza, il tattico entra in gioco nel momento dei passaggi intorno alle isole, quindi quando bisogna impostare una rotta in base al vento ed a cosa fanno le altre barche. In aggiunta a quelle già citate c’è la questione della scelta delle vele. Nell’ultima edizione della 151 Miglia con SuperNikka siamo stati superati da Atalanta II, una barca con un rating simile al nostro, nell’ultima bolina: hanno girato davanti a noi, la rotta diretta verso il porto ti portava ad usare un Code0. Sapendo che il vento era in calo e che avrebbe ruotato di dietro, abbiamo scelto un gennaker, optando per una rotta più bassa che dopo nemmeno un’ora si era già rivelata vincente, tanto che anche loro hanno dovuto cambiare e spiegare la nostra stessa vela, mentre ormai ci eravamo affiancati ed eravamo in corsia di sorpasso. Sono molte le situazioni in cui devi fare delle valutazioni sul vento e su quale sarà la rotta migliore, senza mai dimenticare dove sono i tuoi avversari. Un po’ come succede in una partita di scacchi, questo è il mestiere del tattico, che personalmente considero molto divertente e stimolante.

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