Renzo Quercioli, Chef dello YCL e padrino della partenza della 151

Manca ormai davvero pochissimo a questa settima edizione della nostra 151Miglia – Trofeo Celadrin e l’adrenalina inizia a farsi sentire a tutti i livelli della macchina organizzativa.
Se ci avviciniamo maggiormente ai luoghi propri della regata ci rendiamo conto che uno di quelli in cui c’è maggior fermento è sicuraMente lo Yacht Club Livorno e più precisamente la cucina di Renzo Quercioli. Chef di indiscutibile bravura, Renzo è una garanzia per tutti quelli che lo conoscono, un problem solver in grado di riuscire anche nelle situazioni più critiche. Gli abbiamo chiesto di parlarci del suo dietro le quinte per respirare e vedere la 151Miglia attraverso gli odori della sua cucina.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Quando si inizia a respirare aria di 151? Qual è il tuo momento particolare in cui ti fermi e realizzare “cavolo, tra poco c’è la 151 miglia”?

Ci sono mesi di preparazione in cui si sa bene cosa ci aspetta… Parlo a più riprese con il presidente di YCL, Gianluca Conti, con Roberto Lacorte, con Martina Pescioli. Ascolto tutte le loro proposte ma poi trovo sempre il verso di fare come mi pare! Scherzo, ovviamente… Comunque è il giorno prima della partenza, quando vengono a scaricare le borse dell’armatore che inizia il mio stato d’ansia.

Sei in un certo senso il padrino della partenza di 151, accogli e curi i partecipanti fino a un attimo prima di entrare in acqua: quali sono i momenti cruciali di quel giorno?

Il momento cruciale per noi è l’organizzazione di tutto lo staff che curo personalmente. 32 ragazze che servono al buffet non sono poche, credetemi! Ma la soddisfazione massima è vedere questo tsunami di persone tese e sorridenti che parlano di tattiche, di imbarcazioni e soprattutto di bollettino meteo. Finito il briefing arriviamo noi e vedi i volti distendersi per accogliere più sorrisi che bronci… e non è solo merito del vino!

Qual è l’aspetto più difficile per la 151? Quale quello che ti da più soddisfazione?

L’aspetto più difficile è controllare la tensione nervosa che inevitabilmente sale perché vorrei sempre avvicinarmi alla perfezione in quello che faccio, dalle acciughe alla povera alla gestione complessiva dell’evento. Questa tensione svanisce dopo aver cercato nel possibile di accontentare i partecipanti. La loro soddisfazione è sicuraMente la moneta che mi ripaga di più.

Se la 151 fosse un tuo piatto forte, che piatto sarebbe? E se fosse un vino?

In ambito culinario la 151 Miglia è un risotto di mare in bianco, perché è semplice ma ricco di sapori e poi perché piace a tutti! Come vino senz’altro un vermentino di Bolgheri (ma Barrique!).

Il tuo momento più bello tra le varie edizioni?

L’edizione più bella, fu senza dubbio l’anno che il maltempo non permise la partenza. Dopo il panico iniziale, in poche ore abbiamo improvvisato una cena con musica dal vivo e il giorno dopo partenza.

Perché secondo te un armatore dovrebbe continuare a sceglierla?

La 151 miglia è una regata organizzata bene, fatta da velisti per i velisti, da professionisti che sanno accettare consigli per cercare di migliorarla sempre. Io per esempio nella mia cucina sono molto meno diplomatico!
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